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Gestire i piccoli conflitti tra compagni di classe

Strategie pratiche per trasformare i litigi in occasioni di crescita: accogliere l’emozione, dare voce a entrambi e costruire soluzioni invece di punizioni.

Scritto da Maestra Sarah

, aggiornato il , 5 minuti di lettura

Prima pagina della scheda, con il titolo e l'inizio del contenuto
In questo articolo
  1. Prima di tutto: capire che tipo di conflitto è
  2. Accogliere l'emozione prima del fatto
  3. Dare voce a tutti i coinvolti
  4. Le domande che aiutano a pensare
  5. Soluzioni, non solo punizioni
  6. L'angolo della pace
  7. Cosa cambia con l'età
  8. Prevenire: lavorare sul gruppo
  9. Gli errori più comuni
  10. Domande frequenti

I litigi tra compagni fanno parte della vita di classe, dalla scuola dell'infanzia fino alla quinta. Un gioco conteso, una frase di troppo, una fila in cui qualcuno è passato davanti: basta poco. Non sono un segno che qualcosa non funziona, ma un'occasione preziosa per imparare una delle cose più difficili, e più utili, che si imparano a scuola: stare insieme anche quando non si è d'accordo.

Il modo in cui l'adulto interviene fa la differenza tra un conflitto che si ripete sempre uguale e uno che insegna qualcosa. L'obiettivo non è trovare il colpevole, ma aiutare i bambini a trovare una soluzione, e a poco a poco a farlo da soli.

Prima di tutto: capire che tipo di conflitto è

Non tutti i litigi sono uguali, e non tutti richiedono lo stesso intervento:

  • il piccolo scontro tra pari, occasionale, per un oggetto o una regola del gioco: è il terreno ideale per insegnare a risolvere i conflitti
  • la situazione che si ripete sempre tra gli stessi bambini: merita un'osservazione più attenta e forse un lavoro sul gruppo
  • la prepotenza, quando c'è uno squilibrio di forza e qualcuno subisce ripetutamente: non è un conflitto da mediare alla pari, ma una situazione da affrontare con decisione, informando il team e la famiglia

Questo articolo parla soprattutto del primo tipo. Riconoscere il terzo, e non trattarlo come un semplice litigio, è però il primo compito dell'adulto.

Accogliere l'emozione prima del fatto

Un bambino arrabbiato o in lacrime non riesce ad ascoltare, e nemmeno a raccontare con ordine. Prima di chiedere «cosa è successo?» conviene dare spazio all'emozione e aspettare che si abbassi:

«Vedo che sei molto arrabbiato. Facciamo tre respiri, poi mi racconti.»

Se l'agitazione è forte, qualche minuto in un angolo tranquillo, con un bicchiere d'acqua, prepara il terreno al confronto. Aiuta molto aver lavorato prima, nei momenti sereni, sul nome delle emozioni: un bambino che sa dire «sono deluso» ha già fatto metà del lavoro. Qualche idea su questo è raccolta nell'articolo sull'educazione emotiva.

Dare voce a tutti i coinvolti

Ognuno ha diritto di raccontare la sua versione, per intero e senza interruzioni. Le regole si dicono chiaramente: parla uno alla volta, l'altro ascolta, poi tocca a lui. L'adulto riassume ciò che ha sentito, senza giudicare:

«Tu dici che Luca ti ha preso la palla. Tu dici che era il tuo turno. Ho capito bene?»

Riassumere ha due effetti: ognuno si sente ascoltato, e i bambini sentono per la prima volta la versione dell'altro detta con calma.

Le domande che aiutano a pensare

Invece di decidere al posto dei bambini, alcune domande li guidano a ricostruire e a trovare una strada:

  • Cosa è successo?
  • Come ti sei sentito?
  • Come pensi che si sia sentito lui?
  • Cosa possiamo fare adesso?
  • Cosa possiamo fare la prossima volta?

La terza domanda è la più difficile e la più importante: mettersi nei panni dell'altro è una competenza che si allena proprio così, un litigio alla volta.

Soluzioni, non solo punizioni

Chiedere ai bambini cosa potrebbe sistemare la situazione li rende protagonisti. Le soluzioni proposte da loro sono spesso semplici e sorprendentemente eque: fare a turno, giocare insieme, trovare un altro gioco, chiedere scusa.

Sulle scuse vale una precisazione: una scusa imposta — «chiedi scusa, subito» — insegna solo una formula. Una scusa che arriva dopo aver capito come si è sentito l'altro vale molto di più. Si può anche «riparare» con un gesto: aiutare a raccogliere, prestare qualcosa, fare un disegno.

L'angolo della pace

Uno spazio dedicato, anche piccolo, dove i bambini possono calmarsi e poi confrontarsi, rende questi momenti meno tesi. Può contenere un cartellone con i passaggi per fare pace illustrati, qualche cuscino, la scheda delle emozioni. Con il tempo, i bambini più grandi imparano ad andarci da soli, in due, per risolvere senza l'adulto.

Le emozioni rappresentate in Le mie emozioni: come mi sento oggi possono stare proprio lì, per aiutare chi non trova le parole a indicare cosa prova.

Cosa cambia con l'età

All'infanzia i conflitti nascono soprattutto per gli oggetti e i giochi, e l'adulto guida quasi tutto il percorso. Servono parole semplici, gesti concreti e molta ripetizione.

In prima e seconda i bambini cominciano a usare le domande guida con l'aiuto dell'insegnante, e i passaggi per fare pace illustrati su un cartellone diventano un riferimento.

In terza, quarta e quinta si può insegnare una vera mediazione tra pari: due compagni formati, a turno, aiutano chi litiga a seguire i passaggi. Con i più grandi compaiono anche conflitti più sottili — l'esclusione dal gruppo, le frasi dette alle spalle, a volte i messaggi tra compagni fuori dalla scuola — che richiedono un lavoro più ampio, con tutta la classe.

Prevenire: lavorare sul gruppo

Molti conflitti diminuiscono quando il clima della classe è buono. Alcune attività aiutano a costruirlo:

  • regole condivise, costruite insieme, come racconta l'articolo sul cartellone delle regole
  • giochi cooperativi, in cui si vince solo tutti insieme
  • lavori a coppie e a piccoli gruppi che cambiano spesso, così nessuno resta sempre con gli stessi compagni
  • il cerchio, in cui si può parlare di come vanno le cose nella classe, prima che diventino un problema

Gli errori più comuni

  • Cercare subito il colpevole. Spesso la responsabilità è condivisa, e chi viene visto per ultimo non è sempre chi ha cominciato.
  • Risolvere tutto al posto dei bambini. È più veloce, ma non insegna niente.
  • Intervenire davanti a tutta la classe. Meglio parlarne in disparte, con i soli interessati.
  • Minimizzare le situazioni ripetute. «Sono cose da bambini» non vale quando qualcuno soffre ogni giorno.

Domande frequenti

Bisogna sempre intervenire?

No. Nei piccoli scontri tra bambini più grandi, a volte basta osservare da vicino e lasciare che provino a risolvere da soli, intervenendo solo se la situazione si scalda.

Quando coinvolgere le famiglie?

Quando un conflitto si ripete, quando qualcuno si è fatto male o quando c'è il sospetto di una prepotenza. Meglio informare presto che lasciare che la famiglia lo scopra da altri.

Ogni litigio gestito con calma insegna qualcosa che va oltre l'episodio: come ascoltare, come chiedere scusa, come ricostruire un rapporto. Non si tratta di eliminare i conflitti, ma di imparare ad attraversarli bene.

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