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Valutare in itinere: osservazioni utili per programmare

Come raccogliere informazioni preziose durante il percorso: distinguere osservazione e voto, griglie essenziali, note sistematiche e autovalutazione.

Scritto da Maestra Sarah

, aggiornato il , 4 minuti di lettura

Prima pagina della scheda, con il titolo e l'inizio del contenuto
In questo articolo
  1. Valutare e osservare non sono la stessa cosa
  2. Cosa osservare
  3. Strumenti semplici, che si usano davvero
  4. Il momento giusto per annotare
  5. Coinvolgere i bambini: l'autovalutazione
  6. Usare quello che si raccoglie
  7. Collegare l'osservazione alla programmazione
  8. Domande frequenti

La valutazione non si fa solo il giorno della verifica. Molte delle informazioni più utili sui bambini emergono durante il lavoro di tutti i giorni: come affrontano un problema nuovo, dove si bloccano, quando chiedono aiuto, cosa riescono a spiegare a un compagno. Sono informazioni che nessuna prova finale può dare, perché arrivano mentre l'apprendimento sta succedendo.

Osservare con regolarità, e non solo alla fine di un percorso, permette di cambiare rotta quando è ancora possibile. È la differenza tra scoprire a fine quadrimestre che metà classe non ha capito le frazioni, e accorgersene alla seconda settimana.

Valutare e osservare non sono la stessa cosa

Non ogni osservazione deve diventare un giudizio. Molte servono soltanto a capire come procedere: se rispiegare, se proporre un esercizio in più, se passare al passo successivo. Tenere distinte le due cose alleggerisce il lavoro e toglie pressione ai bambini.

Qualunque sia la forma del giudizio che la normativa in vigore chiede di scrivere sul documento di valutazione, le osservazioni raccolte durante l'anno sono il materiale che lo rende fondato. Un giudizio costruito a partire da note concrete è più preciso, e molto più facile da spiegare alle famiglie.

Cosa osservare

Conviene decidere in anticipo cosa guardare, altrimenti si osserva tutto e non si annota niente. Per un'attività, bastano due o tre aspetti:

  • l'autonomia: comincia da solo? va avanti quando incontra una difficoltà?
  • la comprensione: capisce la consegna? sa spiegare cosa sta facendo?
  • le strategie: come arriva alla risposta? usa le dita, un disegno, un procedimento?
  • gli errori ricorrenti: sbaglia sempre nello stesso punto?
  • la partecipazione: interviene, ascolta, collabora nel gruppo?

Gli errori sono particolarmente preziosi. Un bambino che scrive «14» come risultato di «8 + 5» sta facendo qualcosa di diverso da uno che scrive «85»: il primo ha contato male, il secondo non ha capito cosa significa addizionare. Capire il tipo di errore dice cosa proporre dopo.

Strumenti semplici, che si usano davvero

Il rischio più grande è costruire strumenti così complicati da non compilarli mai. Meglio pochi e semplici:

La griglia con poche voci. Una tabella con i nomi dei bambini in colonna e due o tre obiettivi in riga, dove segnare un simbolo — raggiunto, in via di raggiungimento, non ancora — durante o subito dopo l'attività.

Il quaderno delle note. Una pagina per bambino, dove scrivere con la data un'osservazione quando succede qualcosa di significativo. Due righe bastano.

Le etichette adesive. Durante l'attività si annota su un'etichetta il nome del bambino e l'osservazione, e a fine giornata si incollano nel quaderno. È il metodo più rapido per chi gira tra i banchi.

L'osservazione a turno. Invece di osservare tutti ogni giorno, si scelgono quattro o cinque bambini per volta. In una settimana si osserva tutta la classe, con più attenzione.

Il momento giusto per annotare

La memoria non basta: dopo una giornata con venticinque bambini, i dettagli si confondono. La nota va scritta subito, durante l'attività o appena finita. Anche una parola sola, completata a fine giornata, fa la differenza. Queste stesse note tornano utilissime al momento dei colloqui con le famiglie, come racconta l'articolo su come preparare i colloqui.

Coinvolgere i bambini: l'autovalutazione

Chiedere ai bambini di riflettere sul proprio lavoro li rende protagonisti e fornisce informazioni che l'insegnante non avrebbe. Alcune forme semplici:

  • il semaforo: alla fine di un'attività ognuno colora un cerchio verde, giallo o rosso a seconda di quanto si sente sicuro
  • le tre domande: cosa ho imparato oggi? cosa è stato difficile? cosa vorrei rivedere?
  • il pollice: su, a metà o giù, alla fine di una spiegazione, per capire subito chi ha bisogno di un altro esempio

Con i più grandi l'autovalutazione può diventare una breve riflessione scritta, a fine settimana o a fine unità.

Usare quello che si raccoglie

Le osservazioni valgono solo se cambiano qualcosa. Qualche esempio di come si traducono in scelte:

  • se molti bambini fanno lo stesso errore, si rispiega a tutta la classe con un esempio diverso
  • se la difficoltà riguarda pochi, si organizza un piccolo gruppo di recupero mentre gli altri lavorano in autonomia
  • se un obiettivo è raggiunto da quasi tutti, si passa oltre e si propongono attività di approfondimento a chi è già avanti

Le verifiche d'ingresso di inizio anno sono il primo tassello di questo lavoro: danno il punto di partenza da cui misurare i progressi. L'articolo su come impostarle spiega come usarle proprio in questo senso, e le prove per ogni classe si trovano tra le verifiche d'ingresso.

Collegare l'osservazione alla programmazione

L'osservazione in itinere è anche lo strumento che tiene viva la programmazione: quello che si scopre osservando la classe dice se l'unità va rallentata, accelerata o cambiata. Chi sta costruendo una programmazione o un'unità di apprendimento può trovare indicazioni nelle pagine dedicate alla programmazione didattica e alle UDA.

Domande frequenti

Quanto tempo richiede?

Meno di quanto sembra, se gli strumenti sono semplici. Pochi minuti al giorno per annotare, e mezz'ora alla settimana per rileggere le note e decidere cosa cambiare.

Bisogna osservare tutti i bambini ogni giorno?

No. Osservare a turno un piccolo gruppo permette di guardare meglio, e in una settimana si arriva a tutta la classe.

La valutazione in itinere non serve a giudicare, ma ad accompagnare: uno sguardo continuo che permette di intervenire quando è ancora possibile. Le informazioni raccolte lungo il percorso valgono spesso più di qualunque prova finale.

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