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Educazione emotiva: riconoscere e nominare le emozioni

Attività semplici per aiutare i bambini a capire cosa provano: il termometro delle emozioni, le carte, il cerchio quotidiano e le storie.

Scritto da Maestra Ilenia

, aggiornato il , 5 minuti di lettura

Prima pagina della scheda, con il titolo e l'inizio del contenuto
In questo articolo
  1. Perché cominciare dal nome
  2. Il termometro delle emozioni
  3. Le carte e le schede delle emozioni
  4. Il cerchio del mattino
  5. Le storie
  6. Accogliere anche le emozioni difficili
  7. Cosa cambia con l'età
  8. Un'attenzione in più

Prima di imparare a gestire un'emozione, un bambino deve riuscire a riconoscerla e a darle un nome. Sembra un passaggio ovvio, ma non lo è: molti bambini, anche alla fine della primaria, conoscono solo «contento», «triste» e «arrabbiato», e dentro quelle tre parole mettono tutto. La delusione diventa rabbia, la paura diventa capriccio, la stanchezza diventa pianto senza motivo.

Allargare il vocabolario emotivo è un lavoro lento, che si fa un poco ogni giorno. Ma è uno dei più utili che si possano fare a scuola, perché un bambino che sa dire «sono deluso» ha molto meno bisogno di dirlo con le mani.

Perché cominciare dal nome

Dare un nome a quello che si prova serve a tre cose. Serve a capirlo: un'emozione nominata è meno spaventosa di una sensazione confusa. Serve a comunicarlo: un compagno o un adulto possono aiutare solo se sanno cosa sta succedendo. E serve a separare l'emozione dal comportamento: essere arrabbiati va bene, spingere un compagno no.

Questo lavoro non richiede competenze specialistiche. Richiede costanza, e un adulto che per primo nomina le emozioni, anche le proprie: «Oggi sono un po' stanca, quindi facciamo una pausa in più.»

Il termometro delle emozioni

Una scala visiva, dal verde al rosso, permette di indicare quanto si sente un'emozione. È utile soprattutto per la rabbia e l'agitazione: il verde è la calma, il giallo è «comincio a scaldarmi», l'arancione è «sto per esplodere», il rosso è l'esplosione.

Il termometro si appende in aula e si usa nei momenti tranquilli, non solo nelle crisi. «A che colore sei adesso?» diventa una domanda normale. Nel tempo i bambini imparano ad accorgersi del giallo, che è il momento in cui si può ancora fare qualcosa: respirare, chiedere una pausa, allontanarsi.

Le carte e le schede delle emozioni

Immagini di volti che esprimono emozioni diverse aiutano ad ampliare il vocabolario. Si comincia dalle emozioni di base — gioia, tristezza, rabbia, paura, sorpresa, disgusto — e poi si aggiungono quelle più sottili: noia, vergogna, orgoglio, gelosia, delusione, calma.

Con le carte si possono fare molti giochi:

  • indovina l'emozione: un bambino mima un'emozione e gli altri la riconoscono
  • quando mi sono sentito così: si pesca una carta e si racconta un momento in cui si è provata quell'emozione
  • l'emozione del personaggio: durante una lettura ci si ferma e si sceglie la carta che descrive come si sente il protagonista

La scheda Come mi sento oggi? Le otto emozioni si può usare come tabellone da appendere o come carte da ritagliare. Per i più piccoli e per chi ha bisogno di supporti visivi più semplici c'è anche Le mie emozioni: come mi sento oggi.

Il cerchio del mattino

Un breve momento quotidiano in cerchio, all'inizio della giornata, in cui ognuno può dire come si sente, costruisce fiducia e abitudine al racconto di sé. Le regole sono poche: si parla uno alla volta, nessuno è obbligato, nessuno commenta le emozioni degli altri.

«Oggi mi sento… perché…»

Con i più piccoli si può usare un oggetto che passa di mano in mano: parla solo chi lo tiene. Con i più grandi il cerchio può diventare più breve e più libero, oppure trasformarsi in un tabellone dove ognuno sposta la propria molletta sull'emozione del giorno. Per l'insegnante è anche un'informazione preziosa: un bambino che per una settimana si mette sempre su «triste» merita attenzione.

Le storie

Le storie in cui i personaggi vivono ed esprimono emozioni offrono ai bambini modelli concreti. Parlare di come si sente un personaggio è più facile che parlare di sé: il personaggio fa da ponte. Dopo la lettura si può chiedere:

  • come si sentiva all'inizio, e come alla fine?
  • da cosa lo capiamo?
  • cosa ha fatto quando si è sentito così?
  • tu cosa avresti fatto?

Molti albi illustrati sono dedicati proprio alle emozioni, e sono un'ottima aggiunta all'angolo lettura.

Accogliere anche le emozioni difficili

Rabbia, paura, tristezza e gelosia non sono emozioni «sbagliate» da far sparire. Sono normali, e servono. Dire a un bambino «non devi arrabbiarti» gli insegna solo a nascondere la rabbia, non a gestirla.

Una formula semplice aiuta a tenere separati emozione e comportamento:

«Capisco che sei arrabbiato. Puoi essere arrabbiato. Non puoi spingere. Cosa puoi fare invece?»

Quando l'emozione è troppo forte per parlare, prima serve calmarsi: un angolo tranquillo, qualche respiro, un bicchiere d'acqua. Se ne parla dopo. Alcune idee per questi momenti sono raccolte nell'articolo sulle pratiche di rilassamento a scuola.

Cosa cambia con l'età

All'infanzia si lavora soprattutto sulle emozioni di base, con il corpo, le espressioni del viso, le canzoni e i giochi di imitazione.

In prima e seconda si allarga il vocabolario, e si comincia a collegare l'emozione alla causa: «mi sento così perché…».

In terza, quarta e quinta si possono affrontare emozioni più complesse, come la vergogna o l'invidia, riconoscere che si possono provare due emozioni insieme e riflettere su come le proprie azioni fanno sentire gli altri. Il diario delle emozioni, scritto qualche volta alla settimana, diventa anche un esercizio di scrittura personale.

Un'attenzione in più

Per alcuni bambini riconoscere le emozioni, proprie e altrui, è particolarmente difficile. In questi casi i supporti visivi, le routine sempre uguali e le situazioni allenate prima nel gioco sono ancora più importanti, e il lavoro va costruito con il team e, quando c'è, con l'insegnante di sostegno. Altri materiali si trovano tra le risorse per il sostegno.

L'educazione emotiva non è una materia a parte, ma un filo che attraversa tutta la giornata di scuola: la lettura, l'intervallo, il litigio, la verifica andata male. Ogni volta che un bambino riesce a dire cosa prova invece di agirlo, ha imparato qualcosa che gli servirà per tutta la vita.

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