Otto faccine con il loro nome: felice, tranquillo, preoccupato, triste, arrabbiato, eccitato, timido, stanco. Non si fermano alle quattro emozioni più ovvie, e questo è il loro valore: danno un nome a quello che sta in mezzo, e che i bambini vivono ogni giorno senza saperlo dire.
Un rito, non un'attività
La scheda funziona meglio se diventa un gesto quotidiano. Nelle prime settimane, la stessa scheda ogni mattina: dieci giorni di seguito dicono molto più di dieci schede diverse. Si può stampare una copia per bambino e usarla con una molletta da spostare, oppure plastificarla e segnare con un pennarello cancellabile.
In alternativa, una copia grande appesa in aula, ingrandita in A3, dove ognuno sposta la propria molletta con il nome sull'emozione del giorno. Così l'insegnante vede a colpo d'occhio come sta la classe.
Imparare le parole
Prima di usarla, conviene presentare le otto emozioni una alla volta, magari in più giorni. Per ognuna: guardare la faccina, imitarla con il viso, raccontare un momento in cui ci si è sentiti così. Le tre più preziose sono preoccupato, timido e stanco: i bambini le provano di continuo e spesso le esprimono come capricci o pianti senza motivo.
I tre spazi sotto
- Un'emozione che non c'è nell'elenco: invita a trovare altre parole. Qualche bambino scriverà «annoiato», «emozionato», «geloso».
- Il disegno del proprio stato d'animo: per chi preferisce disegnare invece che scegliere.
- Cosa posso fare per stare meglio?: è lo spazio più importante, perché sposta il discorso dal riconoscere al fare qualcosa. Le risposte — respirare, bere un bicchiere d'acqua, chiedere un abbraccio, stare un po' da solo — possono diventare un cartellone della classe.
Cosa osservare
Un bambino che per più giorni di seguito si mette su «triste» o «preoccupato» merita attenzione, con discrezione. Non va interrogato davanti agli altri: basta un momento a tu per tu, e se serve un confronto con la famiglia.
Con le diverse età
All'infanzia e in prima si usano soprattutto le faccine, e l'insegnante legge i nomi. Dalla terza in su si può tenere un piccolo diario delle emozioni, una riga al giorno, che diventa anche un esercizio di scrittura personale.
Per i più piccoli o per chi ha bisogno di supporti visivi più semplici c'è Le mie emozioni: come mi sento oggi. L'articolo sull'educazione emotiva propone altri giochi e strumenti per lavorare sulle emozioni.