Costruire insieme il cartellone delle regole
Come rendere le regole comprensibili e condivise fin dai primi giorni: partire dalle proposte dei bambini, formularle in positivo e rivederle nel tempo.
Scritto da Maestra Ilenia
, aggiornato il , 4 minuti di lettura

In questo articolo
Le regole di classe funzionano meglio quando non vengono calate dall'alto ma costruite insieme ai bambini. Un cartellone scritto dall'insegnante e appeso il primo giorno viene letto una volta e poi dimenticato. Un cartellone nato da una discussione, con i disegni dei bambini e le loro parole, diventa un punto di riferimento che la classe riconosce come proprio.
Il processo conta quanto il risultato. Le ore passate a discutere le regole sono ore di educazione civica vera: ascoltare, proporre, trovare un accordo.
Quando farlo
Il momento migliore sono i primi giorni di scuola, quando la classe sta ancora prendendo forma e tutti hanno voglia di cominciare bene. Non conviene però farlo il primo giorno: meglio lasciar passare qualche giorno, in modo che i bambini abbiano vissuto qualche situazione concreta da cui partire. «Ieri, durante l'intervallo, cosa non ha funzionato?» è una domanda molto più efficace di «quali regole servono in una classe?».
Come si costruisce, passo per passo
Partire da una domanda
Si comincia in cerchio, con una domanda aperta: «Cosa serve perché tutti stiano bene in questa classe?». Le risposte si scrivono alla lavagna così come arrivano, senza correggerle. Con i più piccoli si può partire da immagini di situazioni — un bambino che parla mentre un altro parla, un banco in disordine — e chiedere cosa succede e cosa si potrebbe fare.
Raggruppare e scegliere
Le proposte saranno tante e spesso simili. Insieme si raggruppano quelle che dicono la stessa cosa e si sceglie una formulazione. Il numero finale conta: poche regole, al massimo cinque o sei, che si ricordano davvero. Una lista di quindici non la rispetta nessuno perché nessuno la ricorda.
Scriverle in positivo
Le regole scritte come divieti dicono cosa non fare ma non cosa fare al suo posto. Riformularle in positivo le rende più chiare:
- «Non correre in classe» diventa «In classe camminiamo»
- «Non urlare» diventa «Parliamo con la voce da classe»
- «Non interrompere» diventa «Aspettiamo il nostro turno per parlare»
- «Non lasciare la carta per terra» diventa «Teniamo in ordine il nostro spazio»
Il lavoro di riformulazione è già un esercizio di lingua, e i bambini più grandi lo trovano sorprendentemente divertente.
Illustrarle
Accanto a ogni regola va un disegno o un simbolo. All'infanzia e in prima è indispensabile, perché molti bambini non leggono ancora; più avanti resta utile per chi legge con fatica e per chi parla ancora poco l'italiano. I disegni possono farli i bambini stessi, a coppie, una regola per coppia.
Firmarle
Un piccolo rito finale dà peso all'accordo: ogni bambino firma il cartellone, o lascia l'impronta della mano. Anche l'insegnante firma, perché alcune regole valgono per tutti, adulti compresi. La scheda Le regole della nostra classe e il patto da firmare è pensata proprio per questo passaggio.
Dove metterlo e come usarlo
Il cartellone va appeso dove si vede, all'altezza degli occhi dei bambini, non in alto sopra la lavagna. E va usato: quando nasce una situazione, invece di un richiamo generico, si indica la regola.
«Guardiamo il cartellone: quale regola ci aiuta adesso?»
Detto così, il richiamo non è più l'insegnante contro il bambino, ma la classe che ricorda un accordo preso insieme. È una differenza che i bambini sentono.
Rivederle nel tempo
Le regole non sono scolpite nella pietra. Dopo qualche mese vale la pena fermarsi a guardarle: quali funzionano, quali nessuno ricorda più, quali mancano. A volte emerge un problema nuovo — la gestione dei materiali comuni, il comportamento in mensa — che merita una regola in più. Rivederle insieme rinnova il senso di appartenenza.
Cosa cambia con l'età
Alla scuola dell'infanzia le regole sono pochissime, legate a gesti concreti e quasi solo illustrate: si ascolta chi parla, si mettono a posto i giochi, si usano le mani con gentilezza.
In prima e seconda si può fare il percorso completo, con le immagini a sostegno delle parole.
In terza, quarta e quinta i bambini possono discutere anche del perché delle regole e delle conseguenze, e il lavoro si collega naturalmente all'educazione civica: diritti e doveri, il rispetto degli altri, la vita in una comunità.
Gli errori più comuni
- Troppe regole. Oltre le sei, nessuno se le ricorda.
- Regole che valgono solo per i bambini. Se «aspettiamo il turno per parlare» non vale anche per l'insegnante, perde credibilità.
- Un cartellone decorativo. Appeso e mai più nominato, diventa carta da parati.
- Punizioni scritte accanto alle regole. Il cartellone dice come vogliamo stare insieme, non cosa succede a chi sbaglia.
Domande frequenti
E se i bambini propongono regole troppo severe?
Succede spesso: i bambini tendono a essere più rigidi degli adulti. È un'ottima occasione per discutere, chiedendo «questa regola ci fa stare meglio o ci fa solo paura?».
Serve anche per la classe quinta?
Sì, anzi, con i più grandi il lavoro diventa più ricco, perché possono ragionare sul senso delle regole e sul confronto con quelle di altri contesti, come la scuola media che li aspetta.
Una regola costruita insieme viene rispettata più volentieri di una regola subita, perché i bambini ne capiscono il senso e si riconoscono nella sua origine. Il cartellone non è un elenco definitivo: è uno strumento vivo che accompagna la crescita del gruppo.
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