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Il lavoro di gruppo in classe: come organizzarlo bene

Consigli pratici per una cooperazione efficace fin dalla primaria: gruppi equilibrati, ruoli chiari, consegne concrete e un tempo definito.

Scritto da Maestra Sarah

, aggiornato il , 4 minuti di lettura

Prima pagina della scheda, con il titolo e l'inizio del contenuto
In questo articolo
  1. Partire in piccolo: le coppie
  2. Formare gruppi che funzionano
  3. Ruoli chiari
  4. Consegne precise
  5. Un esempio concreto: la comprensione del testo in gruppo
  6. Il tempo, e un segnale per fermarsi
  7. Il rumore
  8. Cosa fa l'insegnante, intanto
  9. La restituzione finale
  10. Gli errori più comuni

Mettere quattro bambini intorno a un banco e dare loro un compito non basta a farli lavorare in gruppo. Chi ha provato lo sa: uno fa tutto, uno guarda, due chiacchierano, e alla fine il risultato è di chi ha la matita in mano. Lavorare insieme non è un'abilità spontanea: va insegnata, con la stessa cura con cui si insegnano le tabelline.

Quando è organizzato bene, però, il lavoro di gruppo è uno degli strumenti più efficaci della didattica: i bambini si spiegano le cose a vicenda, imparano ad ascoltare e a negoziare, e chi fa fatica trova nei compagni un aiuto diverso da quello dell'insegnante.

Partire in piccolo: le coppie

Il primo passo non è il gruppo, ma la coppia. In due è più facile parlare, ascoltare e dividersi il lavoro, e nessuno può restare a guardare. Nei primi anni della primaria le coppie sono il formato ideale; si passa a gruppi di tre o quattro solo quando le coppie funzionano.

Un esercizio semplice per cominciare: uno legge la consegna ad alta voce, l'altro la spiega con parole sue, poi si scambiano i ruoli per l'esercizio successivo.

Formare gruppi che funzionano

Lasciare che i bambini scelgano sempre con chi stare produce gruppi di amici, spesso sbilanciati, e qualcuno che resta escluso. Conviene che sia l'insegnante a comporli, tenendo conto di tre cose:

  • le competenze: gruppi misti, in cui chi è più avanti possa aiutare senza fare tutto
  • le relazioni: evitare coppie che litigano sempre o che si distraggono a vicenda
  • le personalità: non mettere quattro leader, né quattro timidi, nello stesso gruppo

Gruppi di quattro sono il massimo per la primaria; oltre, qualcuno resta inevitabilmente fuori. Conviene cambiarli ogni poche settimane, così tutti lavorano con tutti.

Ruoli chiari

Dare a ciascuno un compito preciso è il modo più semplice per coinvolgere tutti. I ruoli più usati:

  • chi legge la consegna ad alta voce
  • chi scrive le risposte
  • chi controlla il tempo
  • chi presenta il lavoro alla classe

Per i più piccoli si possono usare cartellini da mettere sul banco, con un disegno che ricorda il ruolo. I ruoli cambiano a ogni attività, così nessuno scrive sempre e nessuno presenta mai.

Consegne precise

Una consegna vaga — «parlate di questo argomento» — produce confusione. Una consegna chiara dice cosa fare, come e cosa consegnare alla fine:

«Leggete il testo insieme. Poi trovate tre cose che la protagonista fa per aiutare gli altri e scrivetele sul foglio, una per riga.»

La consegna va scritta alla lavagna e lasciata lì per tutto il lavoro, così i gruppi possono ricontrollarla senza chiedere.

Un esempio concreto: la comprensione del testo in gruppo

La comprensione di un testo si presta bene al lavoro di gruppo, perché ognuno nota cose diverse. Con un testo come la storia di Vaiana si può organizzare così:

  • lettura individuale, in silenzio
  • lettura ad alta voce nel gruppo, un paragrafo a testa
  • ognuno risponde da solo alle domande
  • il gruppo confronta le risposte e, dove non è d'accordo, torna al testo per trovare la frase che dà ragione a uno o all'altro

L'ultimo passaggio è quello più prezioso: i bambini imparano a sostenere una risposta con il testo, non con la forza della voce.

Il tempo, e un segnale per fermarsi

Dire all'inizio quanto tempo c'è aiuta i gruppi a organizzarsi. Un timer proiettato alla LIM, come quello del gioco Strumenti per la classe, rende visibile il tempo che passa, e chi controlla il tempo nel gruppo ha qualcosa di concreto da guardare. Serve anche un segnale per chiedere silenzio a tutta la classe, lo stesso usato nei momenti di transizione.

Il rumore

Un'aula dove si lavora in gruppo non è silenziosa, e non deve esserlo. Ma c'è differenza tra il brusio di chi lavora e la confusione. La «voce da gruppo» — quella che si sente al proprio banco ma non a quello accanto — si insegna e si allena, magari con un semaforo del rumore disegnato alla lavagna.

Cosa fa l'insegnante, intanto

Durante il lavoro l'insegnante gira tra i gruppi, ascolta, fa domande invece di dare risposte — «come ci siete arrivati?», «siete tutti d'accordo?» — e osserva. È uno dei momenti migliori per capire come ragionano i bambini e come stanno insieme. Qualche nota presa al volo diventa materiale per la valutazione, come racconta l'articolo sulla valutazione in itinere.

La restituzione finale

Chiudere con una breve condivisione dà valore al lavoro. Non serve che tutti i gruppi presentino tutto: basta che ognuno dica una cosa. E vale la pena chiedere anche come è andato il lavoro insieme:

  • cosa ha funzionato nel nostro gruppo?
  • cosa è stato difficile?
  • cosa faremo diversamente la prossima volta?

Queste domande insegnano che collaborare è una competenza che si può migliorare.

Gli errori più comuni

  • Gruppi troppo grandi. Oltre i quattro, qualcuno si perde.
  • Un compito che si può fare da soli. Se uno basta, gli altri guardano.
  • Valutare solo il prodotto. Il gruppo con il cartellone più bello non è sempre quello che ha lavorato meglio insieme.
  • Rinunciare al primo tentativo caotico. Le prime volte è normale: migliora con la pratica.

Il lavoro di gruppo insegna competenze che vanno oltre il contenuto dell'attività: ascoltare, aspettare il proprio turno, negoziare, riconoscere il contributo degli altri. È una competenza che si allena un piccolo gruppo alla volta, e che i bambini si porteranno dietro ben oltre la scuola.

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