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Di cosa ho bisogno? Scheda per la didattica inclusiva

Prima pagina della scheda, con il titolo e l'inizio del contenuto

Scheda inclusiva da stampare: il bambino segna di cosa ha bisogno — aiuto, più tempo, spiegazioni semplici, una pausa — e cosa gli adulti devono sapere di lui.

Cinque caselle da spuntare, e sono le cinque cose che un bambino in difficoltà non riesce quasi mai a chiedere a voce: ho bisogno di aiuto da un adulto, ho bisogno di più tempo, ho bisogno di spiegazioni semplici e chiare, ho bisogno di una pausa per riposarmi, ho bisogno di qualcos'altro.

Metterle stampate su un foglio cambia la situazione, perché trasforma una richiesta in una spunta. Chiedere più tempo davanti alla classe costa; segnare una casella no.

Sotto c'è lo spazio libero per «Altro», con quattro righe, e in fondo il riquadro che conta: «Qualcosa di importante che gli adulti devono sapere di me».

Va usata all'inizio dell'anno con tutta la classe, non solo con chi ha una certificazione — è la differenza fra uno strumento inclusivo e un'etichetta. E vale la pena riproporla a gennaio: i bisogni cambiano, e le risposte di settembre a metà anno non valgono più.

Una pagina in A4 verticale, a colori, con i pittogrammi accanto a ogni voce.

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Come usarla in classe

Una scheda che trasforma una richiesta difficile in una spunta. Chiedere più tempo, o una pausa, davanti alla classe costa molto a un bambino; segnare una casella su un foglio no. È uno strumento semplice, e funziona solo se lo si usa con tutti.

Con tutta la classe, non con uno solo

Il punto più importante è questo: la scheda va proposta a tutta la classe, all'inizio dell'anno. Se la compila solo il bambino con una certificazione, diventa un'etichetta; se la compilano tutti, diventa un modo della classe di dire come si sta. E spesso sorprende: bambini che nessuno avrebbe immaginato segnano «ho bisogno di più tempo» o «ho bisogno di una pausa».

Come presentarla

Prima di distribuirla, una breve conversazione: «Tutti, a volte, abbiamo bisogno di qualcosa per stare meglio a scuola. Anche io.» Un esempio personale dell'insegnante — «io ho bisogno di silenzio quando correggo» — rende normale quello che la scheda chiede.

Si compila da soli, al banco, senza che i compagni guardino. Si può dire che il foglio lo leggerà solo l'insegnante.

Il riquadro in fondo

«Qualcosa di importante che gli adulti devono sapere di me» è lo spazio più prezioso. Le risposte vanno lette con attenzione: a volte sono semplici — «ho paura del temporale», «non vedo bene dal fondo» — a volte raccontano qualcosa di più serio. Se una risposta preoccupa, se ne parla a tu per tu, con calma, e se serve con la famiglia.

Cosa farne dopo

Le risposte si possono tradurre in piccoli cambiamenti concreti: chi ha bisogno di più tempo può ricevere un esercizio in meno, chi ha bisogno di spiegazioni semplici può avere la consegna anche scritta, chi ha bisogno di una pausa può avere un segnale concordato per chiederla senza parlare, come un cartoncino sul banco.

Riproporla

A gennaio conviene rifarla. I bisogni cambiano, e le risposte di settembre a metà anno non valgono più. Confrontare le due schede, con il bambino, è anche un modo per fargli vedere cosa è cambiato.

Altri strumenti per una didattica inclusiva sono nella sezione Sostegno, e l'articolo sull'autonomia dei bambini racconta come chiedere aiuto nel modo giusto possa diventare una competenza.

Hai un dubbio che non riguarda questa scheda — il TFA, un concorso, la programmazione, l’anno di prova? Scrivici dal supporto insegnanti.

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